STEP #04 - IL PRINCIPIO FISICO


 La persistenza retinica

Il kinetoscopio, come gli altri dispositivi cinematografici, funziona grazie ad un semplice principio ottico: la persistenza retinica.

La persistenza retinica è “il fenomeno per il quale l’immagine di un oggetto sulla retina è percepita più a lungo (≃0,1 s) di quanto duri l’esposizione della retina stessa al flusso luminoso proveniente dall’oggetto”.

Nella teoria: 

La persistenza retinica

A teorizzare la persistenza dell’immagine a livello retinico fu Joseph Plateau e questo concetto viene analizzato in rapporto al cinema nell’opuscolo “Nozioni sul cinematografo” di Auguste e Louis Lumiére“, Silland, Lione, 1897. Questo principio come ben sappiamo fu ben sfruttato da Muybridge nel campo della fotografia; ma solo con la Gestalt si ha una teorizzazione del fenomeno.

Esempio di persistenza retinica 

Max Wertheimer, infatti, in “Studi sperimentali sulla percezione del movimento” teorizza il “fenomeno phi”, fenomeno psicologico per il quale gli esseri umani tendono ad integrare gli stimoli che continuamente arrivano agli organi di senso, dall’ambiente che ci circonda, come se questi fossero sempre originati da singoli oggetti permanenti. In pratica è una percezione illusoria: la percezione del movimento è prodotta da una successione veloce di immagine statiche.

 

Max Wertheimer

Tale principio deriva da un esperimento sul “movimento stroboscopico”: presentando due luci proiettate su uno schermo ad una certa distanza l'una dall'altra e separate da un breve intervallo temporale, il soggetto non percepisce due luci immobili, ma un'unica luce che si muove dalla prima alla seconda posizione.


Movimento stroboscopico: lampadina

Nella pratica:

La proiezione cinematografica

La proiezione cinematografica si realizza proiettando su schermo una serie di immagini fisse. Nell'intervallo che intercorre tra un'immagine e quella successiva la proiezione viene interrotta dall'otturatore: si avrà quindi un'alternanza di una fase di proiezione luminosa seguita da una fase di buio, e così via (nel cinema sonoro vi sono 24 periodi di luminosità intervallati a 24 di buio). Collegandoci alla spiegazione precedente: grazie alla persistenza retinica l'occhio non vede gli intervalli di buio e lo schermo gli appare sempre illuminato, ecco come funziona il cinema!

Il funzionamento del kinetoscopio

Le immagini in successione vengono registrate dalla pellicola, la quale viene messa in movimento continuo da un motore elettrico che alimenta un sistema di carrucole e ruote dentate che ingranano nelle perforazioni della pellicola (pellicola formato standard 35 mm, che presenta una doppia fila di perforazioni su entrambi i lati, con quattro coppie di fori per fotogramma e passo tra i fori di 4,75 mm). In questo movimento sincronizzato la pellicola passa attraverso una lampada elettrica e sotto una lente di ingrandimento posta sopra la scatola. Tra la lampada e la pellicola c'è un otturatore a disco rotante, sempre sincronizzato e forato che illumina ogni fotogramma per pochissimo tempo, congelando il movimento del film, fornendo circa 40 immagini al secondo.



Fonte: Science Museum Group, London

Sitografia e Bibliografia:

https://www.treccani.it/enciclopedia/persistenza/

https://www.sapere.it/enciclopedia/Gestalt.html (D. Katz, La psicologia della forma, Torino, 1950; W. Köhler, La psicologia della Gestalt, Milano, 1961; P. Guillaume, La psicologia della forma, Firenze, 1963; S. Ginger, La Gestalt, Roma, 1990)

http://www.luigicorinna.it/public/la_visione.pdf

https://www.loc.gov/collections/edison-company-motion-pictures-and-sound-recordings/articles-and-essays/history-of-edison-motion-pictures/origins-of-motion-pictures/

 

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